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Aderenza Terapeutica: Business in Farmacia

Cos’è l’aderenza terapeutica?

Ho osservato che negli ultimi anni il significato di aderenza terapeutica ha assunto dimensioni diverse. Intorno al suo significato originale si sono collegati aspetti nuovi: tecnologici, economici e politici.

Inizialmente l’aderenza terapeutica si riferiva solo al grado di adesione che il paziente mantiene nel tempo rispetto alle indicazioni che il medico gli ha fornito in una specifica terapia (abitualmente all’assunzione di farmaci o l’attuazione di alcune cure specifiche).

Aderenza terapeutica: alcuni dati

Si stima che comunemente l’aderenza alle prescrizioni del medico sia intorno al 43%. Questa cresce fino al 78% solo nel caso di patologie più acute, dove l’attenzione del paziente e dei familiari è maggiore. (Dr. Luca Pasina, Laboratorio di Valutazione della Qualità delle Cure e dei Servizi per l’Anziano, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri).

Questi dati mettono in evidenza che, solo una piccola quota di pazienti si attiene in modo scrupoloso alle disposizioni fornite dal medico. A causa anche di fattori esterni come la frequente pubblicazione di trasmissioni televisive di medicina o il facile accesso a informazioni medico scientifiche tramite Internet, si è diffusa nella popolazione una pericolosa pratica, quella della salute fai da te.

L’Aderenza Terapeutica, inoltre, diventa un tema ancor più complesso in età senile. Questo perché le prescrizioni del medico prevedono la somministrazione di più farmaci, in orari diversi e con alto rischio LASA/SALA (in gergo definito anche farmaco sosia, ossia farmaci che possono essere confusi tra loro per la somiglianza nell’aspetto e/o fonetica del nome).

Gli anziani sono a volte smemorati e se hanno anche problemi di memoria, il controllo di farmaci diventa un fattore decisivo per la loro salute.

In questi casi, la possibilità che la terapia prescritta non sia osservata correttamente è molto alta. La mancata aderenza terapeutica può comportare rischi elevati per il paziente, anche con un impatto significativo sui PS e quindi maggiori costi della Sanità pubblica.

Quali prospettive di business per la farmacia?

Lo scenario sopra descritto presenta diversi dati di contorno che pilotano la mia riflessione verso alcune supposizioni. Entro i prossimi 10 anni si potrebbe realizzare una vera rivoluzione del business in farmacia e un radicale cambiamento nella professione dello stesso farmacista.

Nelle prossime righe cercherò di spiegare questa mia ipotesi e il perché.

In Italia, la spesa pubblica per la Sanità rappresenta il 7% del PIL, circa 115 Miliardi di euro. Se non si intervenisse con dei tagli e delle ottimizzazioni ai processi, tenderà a crescere per il costante invecchiamento della popolazione (dato Banca d’Italia). Essa costituisce la voce di spesa più importante subito dopo le pensioni (17% del PIL) ed è abbastanza in linea con quella dell’intera Amministrazione Pubblica (6,7% del PIL).

Secondo una ricerca dell’Istituto Mario Negri, i milanesi buttano via mediamente ogni giorno circa 6,5 chili di farmaci a cui si aggiunge un altro chilo di disinfettanti e sostanze chimiche utilizzate per produrre cosmetici e saponi.

Viene quindi spontaneo pensare che, nonostante le prevedibili resistenze da parte di lobby e aziende farmaceutiche, nel prossimo futuro si dovranno identificare aree di efficientamento e di risparmio, e si dovrà quindi anche intervenire sulla spesa per il consumo dei farmaci e della loro distribuzione.

Secondo una ricerca dell’Istituto Mario Negri, i milanesi buttano ogni giorno circa 6,5 chili di farmaci a cui si aggiunge un altro chilo di disinfettanti e di sostanze chimiche utilizzate cosmetici e saponi | #MMASFarmacie Condividi il Tweet

Ridurre gli sprechi e i costi

In un intervento ANSA del 2019, il Direttore generale d’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) Dr. Luca Li Bassi, ha spiegato che è già in fase sperimentale la vendita dei farmaci sfusi, precisando che «Non si tratta solo di ridurre i costi collegati allo spreco di farmaci inutilizzati, ma anche di ridurre l’inquinamento ambientale, perché se avanzano dosi di antibiotici da smaltire, queste possono finire disperse nell’ambiente e avere un impatto negativo anche sull’uomo.

C’è poi una questione di appropriatezza, perché avere farmaci avanzati favorisce l’automedicazione. Un elemento a cui bisogna dare evidenza perché quasi il 10% degli antibiotici sono assunti senza ricetta medica. E questo avviene anche perché giacciono nell’armadietto dosi inutilizzate.

Insomma, meno scatolette in circolazione, più risparmio della spesa sanitaria, meno pollution!!

(Chi fosse interessato può guardare su Internet il breve contributo video a questo link)

L'Aderenza Terapeutica si trasforma in #business per la farmacia. Meno scatolette in circolazione, più risparmio della spesa sanitaria, meno inquinamento miglior rifornimento del magazzino dell'attività | #MMASFarmacie Condividi il Tweet

Le responsabilità del farmacista

In questo caso è però scontato che, chiedendo un intervento diretto del farmacista nella somministrazione della terapia al paziente, la sua professione assumerebbe una responsabilità molto maggiore. Il Professionista dovrebbe  acquisire nuove competenze e riprogettare anche la formula stessa di business.

Servirà quindi un intervento del Legislatore per adeguare le attuali normative a questa specifica mansione.

A tale riguardo esiste già un profilo professionale specifico, infatti da alcuni anni le Università di Cagliari, Milano e Granada promuovono un Master in Clinical Pharmacy, una nuova figura professionale con competenze specifiche per la presa in carico del paziente cronico sul territorio (ulteriori informazioni sono disponibili a questo indirizzo).

Nuovi strumenti per facilitare l’aderenza terapeutica

A sostegno della mia ipotesi converge anche l’evoluzione di alcune attrezzature già esistenti sul mercato, partendo ad esempio dai dispenser elettronici di farmaci. Strumenti importantissimi, che aiutano il paziente a rispettare con precisione la terapia del medico, con una provvista di farmaci che viene esclusivamente compiuta dal farmacista, secondo protocolli e normative da rispettare.

Negli Stati Uniti, in Canada e in Gran Bretagna, alcune catene farmaceutiche hanno già sviluppato con questi device dei programmi specifici per i malati cronici, i quali mediamente assumono oltre cinque farmaci al giorno in posologie diverse.

Così facendo è possibile pianificare e controllare le assunzioni dei farmaci da parte dei pazienti ed aumentare l’efficacia delle cure.

Non solo, sempre sotto la supervisione del farmacista, il refilling dei dispenser di farmaci potrebbe avvenire sulla base della ricetta elettronica, e direttamente tramite appositi dosatori che prelevando direttamente dai silos del magazzino robotizzato in farmacia, riempirebbero di farmaci i diversi scomparti, evitando la loro manipolazione ed eliminando completamente errori di somministrazione.

Il ruolo e il servizio offerto dal farmacista sarà di garanzia e di sicurezza del rispetto dei protocolli distributivi nell’intera filiera, dall’azienda farmaceutica al paziente.  Con una forte diminuzione dell’attività amministrativa e burocratica e una maggiore preparazione professionale clinica e di consulenza.

Aderenza Terapeutica: integrazione tra dispenser e cloud

Esistono già dispenser integrati in soluzioni machine-to-machine (M2M) e applicazioni di telemedicina basate su cloud dedicate ai pazienti affetti da malattie croniche (nella foto il Vaica, SimpleMed+, provider israeliano di soluzioni sanitarie).

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Dispenser SimpleMed+ Vaica

Questa tipologia di dispenser automatici di pillole integra moduli per la connettività mobile e possono essere programmati per tutti e sette giorni della settimana dal farmacista.

Il modulo è in grado di trasmettere dati e informazioni a un software basato su cloud. Il software sua volta li invia sotto forma di sms, e-mail o messaggi vocali sia ai pazienti sia ai medici che li hanno in cura.

Il ruolo e il servizio offerto dal farmacista sarà di garanzia e di sicurezza, nel rispetto dei protocolli distributivi nell’intera filiera, dall’azienda farmaceutica al paziente. Con una forte diminuzione dell’attività amministrativa e burocratica e una maggiore preparazione professionale clinica e di consulenza.

Dispenser M2M: il ruolo e il servizio offerto dal farmacista sarà di garanzia e di sicurezza, nel rispetto dei protocolli distributivi nell’intera filiera, dall’azienda al paziente | #MMASFarmacie #BusinessGrowth Condividi il Tweet

 

I vantaggi per il punto vendita

La farmacia potrà pianificare meglio il riassortimento in base alle necessità reali della popolazione sul suo territorio. Il farmacista costituirà l’interfaccia naturale tra la terapia prescritta e la sua effettiva applicazione.

In ultima sintesi, tutti questi elementi fanno immaginare una farmacia nuova, con una nuova organizzazione. L’attività sarà seriamente orientata alla consulenza del paziente, con una professionalità ancor più qualificante. Il temposarà più dedicato al servizio di assistenza dei pazienti e meno impegnato nella vendita e nella distribuzione di confezioni.

Una buona aderenza terapeutica unita ai nuovi dispositivi smart permetterà alla farmacia di pianificare meglio il riassortimento in base alle necessità reali della popolazione sul suo territorio | #MMASFarmacie #BusinessGrowth Condividi il Tweet

Articolo di GianPaolo Macario, @gpaolomacario (pubblicazione su Bellezza in Farmacia, mte edizioni).


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